ELF 2016, un breve resoconto

Sabato 12 novembre si è chiusa a Limestre la prima edizione dell’ELF – Experiential Learning Forum. 26 partecipanti, 20 workshop, 60 ore di condivisione fra momenti formali e non. La splendida cornice del Dynamo Camp ha regalato tutti i comfort necessari al forum per uno svolgimento ottimale e il supporto e l’accoglienza di tutto lo staff Dynamo ha coccolato in ogni momento i partecipanti facendoli sentire “a casa”.

Come insegna la legge dell’open space technology “chiunque venga è la persona giusta”, compreso nel numero. Ed infatti, alla fine, 26 persone sono state sufficienti per innescare il “magico” meccanismo della condivisione. Una condivisione che è stata supportata anche nell’idea da QU.IN, lo sponsor che ha voluto contribuire alla realizzazione dell’ELF fornendo tutto il materiale di cancelleria necessario ed al quale va la gratitudine per aver appoggiato il progetto.

Si è assistito al workshop sui momenti critici nella formazione, tenuto da Maurizio Cantale, Daduna bella discussione interattiva che ha portato a galla gli errori che possono mettere un formatore in difficoltà. Questo era un workshop di mezza giornata e nell’ottica ELF era qualcosa di più di un semplice “assaggio”, avendo lo spazio temporale per essere un vero e proprio incontro di formazione formatori.

Non sono mancate le discussioni che hanno trattato il tema della differenza che esiste fra le figure del formatore, del facilitatore, dell’educatore. Ma anche il loro legame con la formazione esperienziale e quanto questo ne modifichi l’approccio e la metodologia utilizzata. Piuttosto che l’applicazione della formazione esperienziale alle materie tecniche, con la testimonianza di Alessandra Marconato che ha attinto dalla sua esperienza legata alla formazione sulla sicurezza. Oppure l’approfondimento sulla riflessione e il progetto Reflect, che è stato presentato da Mario D’agostino.

Poi qualcuno si è cimentato nel workshop con Christian Mancini ad esplorare le fondamenta della formazione esperienziale e come queste si declinino nella loro applicazione al mondo pedagogico dell’educazione dei ragazzi. Mentre altri, con Sergio Cabigiosu, hanno voluto esplorare come essa venga applicata per studiare le dinamiche di team. Ed infine, con Walter Allievi, si è voluto approfondire alcuni modelli che possono essere utilizzati nelle fasi di debriefing.

Ci sono stati poi alcuni workshop molto specifici, come quello sulla terapia ricreativa, tenuto da Claudio Montevecchi, “decano” del Dynamo, oppure quello sulle costellazioni famigliari e aziendali, condotto da Lucia Petroni o ancora quello sull’intelligenza emotiva, proposto da Tania Cariani. Un assaggio dell’utilizzo del Lego Seriuos Play è stato presentato da Raffaello Torraco e Roberto Ceschina. Quest’ultimo aveva già fatto coppia con Paola Ferrario in un workshop sulla creatività, fuori dagli schemi, ma anche dagli orari (essendo stato dopo cena).

Un programma ricco e puntuale, tarato sui bisogni dei presenti grazie all’applicazione dell’open space technology, che poco spazio lascia al “preconfezionato”. Un nuovo e ulteriore esempio di come la condivisione possa portare a grande ricchezza. Una ricchezza data non solo dai temi offerti e dai workshop svolti, ma anche e soprattutto dall’interazione umana di persone che credono nel potere dell’aggregazione e dello scambio. Grazie per averci creduto.

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